Ponte Acquedotto

Edificato alla fine del XVII secolo, questa imponente costruzione è poi stata ricostruita dalla famiglia Orsini nella prima metà del 1700, a seguito di un crollo di una parte della struttura, danneggiata e indebolita dal sisma del 1686 e dal successivo terremoto del 1722. La ricostruzione iniziò nel 1743 su progetto dell’ingegner Giuseppe di Costanzo e fu completata nel 1750. Alto 37 metri, lungo 90 e largo 5,5 metri, il Ponte Acquedotto collega le due sponde del torrente Gravina e fu inizialmente realizzato per permettere ai fedeli di attraversare il corso d’acqua sottostante, chiamato anticamente Crapo, presente nella gravina di Botromagno, e di raggiungere la chiesetta della Madonna della Stella.

Abbiamo notizie che certificano la sua esistenza solo dal 1686, pertanto non si riesce a definirne la reale data di costruzione. Certamente, tuttavia, sappiamo che la sua trasformazione da ponte ad acquedotto avvenne proprio con la modifica degli Orsini, che, venuti da Roma, parteciparono al progetto di Carlo III di Borbone di ammodernamento del regno, e a seguito del crollo del 1722, decisero di utilizzare il viadotto per portare in città le acque delle sorgenti Sant’Angelo e San Giacomo. La tubatura dell’acqua che collegava le due fontane, ancora oggi esistenti ai due lati del ponte, era costituita e supportata da 25 archi disposti lungo la spalliera. Questa struttura è stata in funzione fino all’agosto del 1855, quando gli archi furono danneggiati e sostituiti dall’attuale spalliera in tufo. Nel 1860 vennero effettuati interventi di consolidamento e di restauro con la messa in opera di tiranti in ferro e di un selciato rustico di protezione.

Questa magnifica costruzione, che emerge nell’incantevole paesaggio delle gravine incorniciato dagli edifici rurali e chiese dal grande patrimonio artistico, si è posizionata al settimo posto nella classifica del FAI dei “Luoghi del Cuore 2019” ed è stata scelta per la realizzazione di alcune spettacolari scene dell’ultimo film di James Bond “No time to die”.

Non ci sono percorsi inerenti a questo luogo.

Non ci sono eventi disponibili.

Descrizione

Edificato alla fine del XVII secolo, questa imponente costruzione è poi stata ricostruita dalla famiglia Orsini nella prima metà del 1700, a seguito di un crollo di una parte della struttura, danneggiata e indebolita dal sisma del 1686 e dal successivo terremoto del 1722. La ricostruzione iniziò nel 1743 su progetto dell’ingegner Giuseppe di Costanzo e fu completata nel 1750. Alto 37 metri, lungo 90 e largo 5,5 metri, il Ponte Acquedotto collega le due sponde del torrente Gravina e fu inizialmente realizzato per permettere ai fedeli di attraversare il corso d’acqua sottostante, chiamato anticamente Crapo, presente nella gravina di Botromagno, e di raggiungere la chiesetta della Madonna della Stella.

Abbiamo notizie che certificano la sua esistenza solo dal 1686, pertanto non si riesce a definirne la reale data di costruzione. Certamente, tuttavia, sappiamo che la sua trasformazione da ponte ad acquedotto avvenne proprio con la modifica degli Orsini, che, venuti da Roma, parteciparono al progetto di Carlo III di Borbone di ammodernamento del regno, e a seguito del crollo del 1722, decisero di utilizzare il viadotto per portare in città le acque delle sorgenti Sant’Angelo e San Giacomo. La tubatura dell’acqua che collegava le due fontane, ancora oggi esistenti ai due lati del ponte, era costituita e supportata da 25 archi disposti lungo la spalliera. Questa struttura è stata in funzione fino all’agosto del 1855, quando gli archi furono danneggiati e sostituiti dall’attuale spalliera in tufo. Nel 1860 vennero effettuati interventi di consolidamento e di restauro con la messa in opera di tiranti in ferro e di un selciato rustico di protezione.

Questa magnifica costruzione, che emerge nell’incantevole paesaggio delle gravine incorniciato dagli edifici rurali e chiese dal grande patrimonio artistico, si è posizionata al settimo posto nella classifica del FAI dei “Luoghi del Cuore 2019” ed è stata scelta per la realizzazione di alcune spettacolari scene dell’ultimo film di James Bond “No time to die”.

Percorsi

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